LA MACELLERIA

La Macelleria Vivarelli: un sapere operoso che inizia ancora prima del 1948.

Il primo fondatore dell’ormai nota Macelleria Vivarelli, muove i suoi primi passi piuttosto lontano da Via Bosco Cappuccio. Figlio di un miniatore emigrato in Sardegna dalla Val d’Orcia (Siena) ai primi del Novecento, Ottavio Vivarelli ereditò da suo padre Pietro e da sua madre Bernardina la tenacia e il coraggio che lo spinsero a lavorare duramente fin da ragazzetto presso gli allevatori della zona e nel vivacissimo mercato civico della Iglesias degli anni Quaranta e Cinquanta.

E dal 1959 proseguì con l’attività in proprio che dava l’inizio ufficiale dell’avventura del nome Vivarelli nel mondo delle carni di qualità, tra allevamenti selezionati con cura e macellazioni effettuate secondo i dettami più attenti.

“Un’allevamento attento e naturale che parte dal rispetto degli animali.”

Dopo la morte di Ottavio (avvenuta nel 1973) suo figlio Walter, ancora bambino, si appassionò al mestiere del padre e raccolse l’eredità di saperi seminata silenziosamente nel solco familiare e resa visibile nel lavoro di mamma Bonaria che aveva nel frattempo proseguito l’attività sotto lo sguardo attento del figlio che cresceva e man mano collaborava sempre più strettamente con lei.

Acquisita definitivamente la guida della macelleria nel 1990, Walter accosta al buon senso di chi è abituato da generazioni a lavorare duro, lo studio attento delle razze bovine originarie della Sardegna e delle sue tradizioni agroalimentari, arrivando nel 2004 a decidere di consacrare il suo lavoro alla valorizzazione, diffusione e conoscenza dei prodotti provenienti esclusivamente da feconde realtà produttive personalmente valutate nel territorio.

La macelleria oggi.

Il suo negozio offre quindi carni bovine pregiate di razze autoctone sarde curate di persona, oltre a una attenta selezione di carni suine, ovine e avicole provenienti da allevamenti di produttori locali che condividono con dedizione la stessa filosofia di Walter: rispetto degli animali e dei loro naturali tempi e spazi di crescita, e quella sacralità del cibo che inizia dal pascolo, passa nella cucina ed è offerta ai commensali che si attardano appagati a gustarla.